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Volano i dati sulla Smart Home, ma in Italia la crescita vera ci sarà nei prossimi anni

250 milioni di euro, +35% sul 2016, questi sono i dati della Smart Home in Italia, presentati la scorsa settimana dall’Osservatorio Internet of things del Politecnico di Milano che ogni anno registra il dato del settore e fa previsioni sui trend futuri.
Quello che emerge dallo studio 2017 è che l’Italia è ancora molto indietro sui dati relativi alla “casa connessa”, infatti, in Germania il mercato vale un miliardo e mezzo di euro ed in Gran Bretagna 1,4 miliardi, complice anche la diffusione in questi paesi degli smarthome speaker come Google Home o Amazon Echo che approderanno in Italia solo a metà del 2018.

Il 38% degli italiani possiede già almeno un oggetto “smart” in casa,e ben il 32% ha effettuato l’acquisto nel corso del 2017

Le tre applicazioni preferite al momento dagli italiani, spiegano i ricercatori della School of management del Politecnico di Milano, sono quelle legate alle soluzioni smart per la sicurezza, per il riscaldamento e per la gestione degli elettrodomestici. Si tratta di applicazioni che già adesso offrono vantaggi più che apprezzabili: l’Osservatorio stima risparmi energetici quantificabili tra il 16% e il 28%, a seconda che si considerino giovani coppie o famiglie con bambini. Ma in futuro, con la maggiore diffusione delle applicazioni di smart home, i vantaggi potrebbero andare molto al di là del risparmio energetico o della programmazione degli elettrodomestici. L’intelligenza artificiale, sostengono i ricercatori del Polimi, “si candida come la nuova ‘governante’ della nostra casa, in grado di fornire un aiuto concreto e personalizzato per aiutarci a vivere meglio”. A oggi il 38% degli italiani possiede già almeno un oggetto “smart” in casa,e ben il 32% ha effettuato l’acquisto nel corso del 2017. Lo rivela l’indagine sui consumatori condotta dall’Osservatorio Internet of Things su un campione di 1.000 individui con età compresa tra 18 e 74 anni rappresentativi della popolazione italiana. Ma ci sono ancora delle barriere di ingresso: di questi, infatti, ben il 74% ha richiesto l’aiuto di un professionista per l’installazione, mentre il 51% si dice preoccupato per i rischi legati alla privacy e ai cyber attacchi da parte di malintenzionati. “I consumatori non riescono ancora a cogliere il vantaggio derivante dalla condivisione dei dati”, commenta Angela Tumino, direttore dell’Osservatorio Internet of Things. “Una leva importante è proporre servizi il cui valore sia chiaramente percepito dai clienti, come il pronto intervento di un’azienda di vigilanza in caso di furto oppure consigli per ridurre i consumi energetici.

È importante che le aziende anticipino già in fase di progettazione le problematiche di sicurezza, per poi lanciare sul mercato prodotti smart con un minor rischio di vulnerabilità rispetto a eventuali attacchi esterni”. Anche i canali di vendita si stanno differenziando: accanto a quelli tradizionali, una quota consistente fa capo a canali alternativi, dai retailer on line alle utilily (in un anno la crescita è stata del 125%, segno dell’interesse che il mercato sta guadagnando presso operatori e clienti). E anche gli operatori come Fastweb , Tim, Vodafone e Wind 3 si stanno muovendo, cominciando a proporre i primi piani tariffari integrati per le smart home, “un cambiamento di offerta importante nell’ottica di rendere più economica e flessibile la gestione di una pluralità di dispositivi”.

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